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La moda sostenibile è slow. Le campagne e le imprese che stanno cambiando l’industria dell’abbigliamento. Mio articolo su La nuova ecologia

16 gennaio 2018

L’industria della moda è uno dei comparti a maggiore impatto ambientale. Stando ai dati pubblicati dal Boston consulting group nel rapporto “The Pulse of fashion”, presentato lo scorso maggio durante la “settimana della moda” di Copenaghen, nel solo 2015 la produzione mondiale tessile ha impiegato 79 miliardi di metri cubi d’acqua e ha emesso in atmosfera 92 milioni di tonnellate di CO2. Una pressione destinata ad aumentare: il rapporto stima che, di questo passo, il previsto incremento della popolazione mondiale farà aumentare il consumo di capi di abbigliamento, al 2030, del 63%, portandolo dagli attuali 62 milioni di tonnellate a 103 milioni.
Numeri allarmanti che confermano il giudizio di Chiara Campione, senior corporate strategist della campagna di Greenpeace per una moda disinquinata e durevole: «La moda, in particolare la fast fashion usa-e-getta dei grandi marchi internazionali, è di fronte a un bivio: o imbocca la strada della sostenibilità, o continuerà a incrementare lo sperpero di materiali e risorse, la produzione di rifiuti tessili e l’impatto ambientale dovuto all’impiego di sostanze chimiche tossiche nei processi di lavorazione», ad esempio di tessitura e tintura dei tessuti. Non ha dubbi in proposito: «Bisogna premere con forza il pedale del freno: ci vuole una moda slow».

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L’economia circolare correttamente intesa deve essere generosa e generare benefici per la società e l’ambiente. Parla l’economista Kate Raworth

19 dicembre 2017

“Bisogna che l’economia circolare parta col piede giusto. Oggi se ne parla sempre di più: il punto è praticarla nel modo corretto”.

È preoccupata Kate Raworth, brillante economista che insegna management ambientale all’università di Oxford.
Nel suo ultimo libro L’economia della ciambella (Edizioni Ambiente, 2017), Raworth traccia i confini di un’economia circolare all’insegna non solo della sostenibilità ambientale, ma anche della giustizia sociale.
Nella metafora della ciambella, il buco rappresenta la fetta di umanità deprivata dei diritti basilari per condurre un’esistenza degna; la ciambella sta per l’umanità che vive in condizioni di equità e sicurezza esistenziale; infine, lo spazio all’esterno disegna i limiti ecologici che non vanno superati, pena i cambiamenti climatici, l’acidificazione degli oceani, la perdita di biodiversità, il consumo fuori controllo di suolo vergine, e altro ancora.
Per portare tutta l’umanità nella ciambella senza debordare nella zona dei limiti ecologici, Raworth fissa alcuni obiettivi-base:
superare l’indicatore Pil, che non garantisce tutta l’umanità, e passare a un’economia alimentata dall’energia solare e integrata con la natura e la società. Coltivare la natura umana, superando lo stereotipo dell’homo homini lupus e passare a un’economia più ridistributiva del valore che genera.
Infine, progettare e produrre in maniera rigenerativa, non distruttiva, e abbandonare il must della crescita, perché c’è bisogno di un’economia che faccia prosperare l’umanità, scrive, indipendentemente dal fatto che cresca in termini quantitativi.

Mia intervista a Kate Raworth da oggi online su La nuova ecologia

http://lanuovaecologia.it/leconomia-circolare-deve-generosa-verso-lambiente-la-societa/

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Efficienza energetica, 105 esempi Made in Italy da imitare in un libro di Kyoto Club

10 dicembre 2017

EFFICIENZA ENERGETICA: ISTRUZIONI PER L’USO

105 esempi Made in Italy da imitare

E’ assodato che l’efficienza energetica (EE) è la pre-condizione ineludibile della transizione verso l’economia decarbonizzata e la copertura dei fabbisogni di energia esclusivamente tramite fonti rinnovabili. Non a caso è uno dei pilastri della legislazione europea in materia di energia: la Direttiva Europea 2012/27/UE (recepita dal Decreto Legislativo 16 luglio 2014, n. 112) ha sancito il ruolo fondamentale dell’EE come strumento strategico nell’attuale scenario europeo. Eppure, benché per le politiche europee questo sia da tempo un consolidato obiettivo mainstream, per il mondo della comunicazione è storicamente un tema poco “sexy”.

In controtendenza, è venuto a restituirgli centralità ed attrattività il volume a cura di Kyoto Club “105. Buone pratiche di efficienza energetica Made in Italy”, pubblicato da Edizioni Ambiente. Un libro che può essere un’utile fonte di ispirazione non solo per manager dell’energia di amministrazioni pubbliche e industrie, e per professionisti del settore, ma anche per amministratori di condominio.

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105 buone pratiche di effcienza energetica.docx

Agricoltura, clima, cibo sano: un’alleanza strategica. Le risposte del biologico, che continua a crescere. Mio intervento al convegno della Cia del Trentino

8 dicembre 2017

La Conferenza dell’Onu sul clima a Marrakech (2016) ha acceso i riflettori sul consistente contributo della produzione agroalimentare primaria(comprese pesca e zootecnia) alle emissioni di gas serra: 30% del totale a livello mondiale, con la produzione della carne che da sola pesa per il 14%.
A sua volta, a causa di eventi meteo estremi che causano siccità, e dei fenomeni di desertificazione che sottraggono suolo coltivabile, entrambi dovuti ai cambiamenti climatici ormai in atto, la produzione agroalimentare primaria ne è anche una delle principali vittime.
Per ridurre l’impatto ambientale del settore agroalimentare bisogna intervenire sia con la ricerca scientifica, sia sui processi produttivi, sia sulle scelte e le diete alimentari dei consumatori.
Ma in gioco c’è anche la salute di noi consumatori rispetto al cibo che consumiamo. Come può la salute dei campi contribuire a migliorare la salute del clima e la nostra?
L’agricoltura biologica, che mette al bando fertilizzanti di sintesi chimica e pesticidi, intende rispondere su tutti i livelli: salute del clima, salute del suolo, salute dei consumatori.
Su questi temi e sul boom del biologico, che da anni in Italia non conosce rallentamenti, sono intervenuta al convegno “Destinazione agricoltura” organizzato dalla Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) del Trentino (Trento, 4 dicembre 2017).

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IL BIOLOGICO AGROALIMENTARE IN ITALIA_Silvia Zamboni.pptx

Divestment: fuga dagli investimenti nei fossili. Ne parlo su La nuova ecologia di novembre

22 novembre 2017

Si sta consolidando il movimento internazionale delle chiese, assicurazioni, fondi pensionistici, università e città che si liberano degli investimenti fatti in passato nell’industria delle fonti fossili: nel 2016 l’ammontare dei capitali disinvestiti ammontava nel mondo ad oltre 5500 miliardi di dollari. Un indicatore finanziario dell’insicurezza e non convenienza economica associata ormai al settore fossile, oltre che uno strumento strategico per indebolirlo, liberando risorse da dirottare a favore degli investimenti nelle fonti rinnovabili. In Italia punto di riferimento del movimento è la campagna Divestitaly.
Di tutto questo parlo nell’articolo Fuga dai fossili uscito sul numero di novembre della rivista La nuova ecologia. L’articolo è accompagnato da un’intervista a Francesco La Camera, direttore generale Sviluppo Sostenibile del ministero dell’Ambiente. NB: nell’intervista Francesco La Camera suggerisce di spostare il carico fiscale da salari e investimenti delle imprese verso prodotti e consumi ad alta intensità di emissioni di carbonio (e non a bassa intensità come erroneamente scritto).

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divestment LNE nov 2017.pdf

Economia circolare e sharing economy. Mie interviste alla Rai di Bolzano e al quotidiano Alto Adige

19 novembre 2017

Il 14 ottobre scorso, nel corso della trasmissione radiofonica Greenwich in onda nel palinsesto regionale del Trentino Alto Adige, la sede Rai di Bolzano ha trasmesso un’intervista che mi hanno fatto su economia circolare e sharing economy dopo il mio intervento alla conferenza “Economia circolare, nuova frontiera della sostenibilità ambientale, economica, sociale”, organizzata dalla Fondazione Upad il 28 settembre.

Se siete interessati/e a queste tematiche, potete ascoltarla in podcast cliccando qui.
L’intervista inizia al minuto 54, ma tutta la trasmissione affronta argomenti che hanno a che fare con la sostenibilità.

Nella medesima occasione e sulle medesime tematiche sono stata intervistata anche dal quotidiano Alto Adige.

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Ecomondo 2017 – Cerimonia di consegna del Premio allo Sviluppo Sostenibile

17 novembre 2017

Il 9 novembre si è tenuta ad Ecomondo (Riminifiera) la cerimonia di consegna del Premio allo Sviluppo Sostenibile, istituito nove anni fa dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da Riminifiera. Per il nono anno ho avuto il piacere di fare parte della giuria che ha selezionato le trenta aziende italiane vincitrici, dieci per ciascuna delle tre categorie dell’edizione 2017 del premio, ossia: Economia circolare, Tutela e gestione delle acque, Mobilità sostenibile.
Anche l’edizione 2017 ha avuto l’adesione del Presidente della Repubblica.
Nella foto, scattata nel corso della cerimonia di premiazione che ho coordinato, sono (in piedi) insieme al Presidente della Fondazione Edo Ronchi, al Presidente di Riminifiera Lorenzo Cagnoni e alla project manager di Ecomondo Alessandra Astolfi, anche lei parte della giuria.

Sul sito: http://premiosvilupposostenibile.org/

sono disponibili
la brochure con le trenta aziende premiate quest’anno e
le informazioni su tutte le precedenti edizioni del Premio.

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