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Da rifiuto speciale a materia prima secondaria. La doppia vita delle armelline di pesca e albicocca. Mio articolo sulla rivista Materia Rinnovabile/Renewable Matter

23 giugno 2017

Da rifiuto speciale a materia prima secondaria: è un passaggio-chiave per l’economia circolare. Per facilitare alle imprese l’individuazione di potenziali materie prime secondarie, la Regione Emilia-Romagna ha istituito l’Elenco dei sottoprodotti.
Ne parlo nell’articolo – uscito a mia firma sul numero di maggio-giugno 2017 della rivista Materia Rinnovabile – che pubblico di seguito.

Noccioli di albicocca e di pesca, sale utilizzato per la salatura delle carni: da febbraio di quest’anno in Emilia-Romagna non sono più rifiuti speciali da smaltire originati dai processi di lavorazione dell’industria agroalimentare, ma sono stati ufficialmente promossi al rango di sottoprodotti. Ovvero potenziali materiali da riutilizzare in altre filiere produttive o per altre finalità d’uso. E da marzo, a questi pionieri del recupero di materia si è aggiunto il liquor nero, noto a livello comunitario come black liquor, la sostanza liquida che si forma nelle cartiere come residuo della lisciviazione del legno nelle vasche in cui si ottiene la polpa per produrre la carta. Anche per questo scarto, quindi, si profila all’orizzonte una seconda vita post mortem.

Continua a leggere http://www.materiarinnovabile.it/art/329/La_doppia_vita_delle_armelline_di_pesca_e_albicocca

7 giugno 2017 – Bologna – Primo Forum Nazionale sull’economia Circolare

20 giugno 2017

Al primo Forum Nazionale sull’Economia Circolare (Bologna, 7 giugno), promosso da Edizioni Ambiente e Città Metropolitana di Bologna, ho introdotto e moderato il panel “Da rifiuto a materia” al quale hanno partecipato Tommaso Campanile, Presidente Conoe, Giovanni Corbetta, D.g. di Ecopneus, Paola Ficco, Avvocato, Direttore della rivista “Rifiuti – Bollettino di informazione Normativa”, Alessandro Massalin, Direttore commerciale di Officina dell’Ambiente, Roberto Millini, Vicepresident R&D Program Energy Transition CO2 Capture and Utilization, Eni, Giancarlo Morandi, Presidente di Cobat.

7 GIUGNO, BOLOGNA – PRIMO FORUM NAZIONALE SULL’ECONOMIA CIRCOLARE

31 maggio 2017

In occasione del G7 Ambiente in programma a Bologna, tra gli eventi di approfondimento aperti al pubblico il 7 giugno, a Palazzo Malvezzi, nella centralissima via Zamboni, è in programma il I° Forum Nazionale sull’Economia Circolare, nel corso del quale introdurrò e modererò il panel “Da rifiuto a materia”.

Grazie alla partecipazione di esperti di livello e di operatori attivi sul campo, il Forum sarà l’occasione per mettere a fuoco sia le opportunità e i vantaggi economici, occupazionali e ambientali dell’economia circolare, sia i colli di bottiglia da eliminare per far decollare appieno in Italia il percorso virtuoso cradle to cradle, ossia dalla culla alla culla, nell’orizzonte tecnologicamente, culturalmente e socialmente innovativo di un modello produttivo e di consumo fondato sul recupero e riciclo dei materiali e sul riuso dei beni.

Per il programma completo: http://www.materiarinnovabile.it/landing/AMBIENTE-ECONOMIA-TERRITORIO/

 

 

 

 

24 maggio, Cernobbio. Al Festival del Futuro Sostenibile NOW 2017 è di scena l’economia circolare

21 maggio 2017

Chiudere il cerchio, come esortava già trent’anni anni fa l’ indiscusso pioniere dell’ecologia Barry Commoner nel suo illuminante Il cerchio da chiudere, per occuparsi dell’ intero ciclo di vita dei manufatti, ovvero Dalla culla alla culla, come scrivono William McDonough e Michael Braungart. Fino al modello di economia ambientalmente e socialmente responsabile descritto da Kate Raworth nel suo “freschissimo di stampa” Economia della ciambella. E’ questo l’orizzonte in cui si muove l’economia circolare, la nuova frontiera della sostenibilità ambientale che ha per obiettivi l’efficienza dei flussi di energia e di materia, il recupero e il riuso dei beni e il riciclo dei materiali, per ridurre al minimo il prelievo di materia dal mondo naturale, tagliare le emissioni di gas serra ed estendere la “responsabilità ambientale” fino a coprire l’intero ciclo di vita dei manufatti,  appunto dalla culla alla culla.

Proprio l’economia circolare sarà la protagonista, nell’ambito del Festival del Futuro Sostenibile NOW 2017, dell’incontro in programma mercoledì 24 maggio  a Cernobbio che avrò il piacere di moderare. Interverranno:

• Sergio Andreis, Direttore di Kyoto Club. Economia circolare: dati UE e nazionali relativi alle aziende
• Sonia Cantoni, Consigliere di Fondazione Cariplo. L’impegno di Fondazione Cariplo sull’economia circolare
• Gabriele Archetti, Presidente di Fondazione Cogeme Onlus. L’avvio di un centro nazionale di competenza sull’economia circolare
Seguirà una tavola rotonda con Andrea Lanuzza, GRUPPO CAP (invitato); Elisabetta Bottazzoli, CONAI; Eliana Farotto, COMIECO; Antonio Furiano, COREPLA

www.nowfestival.it

 

PERFORMANCE AMBIENTALI MADE IN ITALY: PIÙ LUCI CHE OMBRE. Mio articolo per la rivista micron di Arpa Umbria

25 aprile 2017

Siamo abituati a considerare l’Italia la Cenerentola ambientale dei paesi industrializzati. In realtà a Ecomondo 2016 (Fiera di Rimini 8-11 novembre) è stata presentata una ricerca che delinea un profilo del nostro paese molto più incoraggiante, con punte di autentica eccellenza.

Ne parlo nell’articolo, che pubblico di seguito, che ho scritto a novembre 2016 per la rivista micron di Arpa Umbria.

Abituati da anni a considerare l’Italia il fanalino di coda delle politiche ambientali in Europa, non ci siamo accorti né dei progressi fatti, né che il nostro paese, messo a confronto con Germania, Regno Unito, Francia e Spagna, guida addirittura alcune classifiche settoriali.

Ovviamente restano ancora ampi spazi di doveroso miglioramento, in primis per ridurre l’inarrestabile consumo di suolo vergine: secondo i dati pubblicati nel rapporto 2016 di Ispra, tra il 2013 e il 2015 sono stati consumati 35 ettari/giorno di aree libere, agricole e naturali, arrivando a trasformare il 7% di suolo nazionale in zone che per il 3% sono a pericolosità di frana molto elevata, per il 10,5% a pericolosità idraulica (quasi il 30% del totale si trova in Liguria), per il 7% a pericolosità sismica e per il 7% a soli 150 metri distanza di dai corsi d’acqua. Una devastazione che si sta puntualmente e drammaticamente ripercuotendo sui fenomeni alluvionali, le frane e gli smottamenti di questi giorni.

Altrettanto ovviamente, bisogna anche evitare di invertire i trend più virtuosi (come sta accadendo, purtroppo, con gli investimenti nelle rinnovabili e con le emissioni di gas serra, che nel 2015 hanno ricominciato a crescere).

I dettagli di questa ambivalente radiografia delle performance ambientali del nostro paese e della loro insufficiente percezione sono contenuti nella Relazione sullo stato della green economy 2016 dal titolo “L’Italia in Europa e nel mondo”, che è stata presentata a Ecomondo 2016 (Fiera di Rimini 8 – 11 novembre) dal presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile Edo Ronchi all’apertura dei lavori della quinta edizione degli Stati generali della green economy.

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Zamboni_greeneconomy_ecomondo2016.docx

L’Italia che ricicla. Mio articolo per la rivista online micron di Arpa Umbria

17 aprile 2017

Pubblico di seguito l’articolo che ho scritto per la rivista micron.

L’ITALIA CHE RICICLA, TRA ECCELLENZE E  RITARDI  DA COLMARE

Buone notizie per il settore della gestione dei rifiuti: cresce in Italia la percentuale di raccolta differenziata di quelli solidi urbani (RSU), che nel 2015, come media nazionale, ha sfiorato il 50% (si è fermata infatti al 49,30%), con il nord-ovest che svetta al 61,44%, il nord-est che insegue con il 56,68%, il centro che scende al 43,78%, il sud e le isole che annaspano al 34,06%. Per tutte le aree geografiche, anche le più distanziate in termini di performance, la tendenza porta comunque il segno “più”. Liguria, Emilia-Romagna e Trentino Alto Adige sono, nell’ordine, le tre regioni prime della classe.  Fanalini di coda: Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata e Molise.

Per quanto riguarda l’avvio ad effettivo riciclo dei rifiuti urbani, avendo raggiunto nel 2015 la percentuale del 46% il nostro paese appare a un passo dall’obiettivo europeo del 50% al 2020 (basterebbe un incremento costante di un modesto 1% annuo), mentre risulta più distanziato dal 60% previsto per il 2025, e dall’ulteriore target del 65% fissato al 2030.

In generale, stando ai dati a consuntivo del 2015, sia complessivamente che singolarmente nelle diverse filiere, il comparto del riciclo mostra segnali di miglioramento, con tutti i trend, anche in questo caso, preceduti dal segno “più”. Il potenziamento dell’industria nazionale del riciclo dei rifiuti si riflette nell’incremento – a seguito delle attività e dei processi di recupero – della produzione di materie prime seconde, che mostrano indici in forte crescita,  in particolare nel settore degli imballaggi (acciaio, alluminio, carta, legno, plastica, vetro): nel 2015 ben il 67% degli imballaggi immessi al consumo è stato avviato a riciclo.

Inoltre, si consolidano le filiere del recupero delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, i RAEE (+ 8% rispetto al 2014; ma il risultato è ancora insufficiente), e della  frazione organica: per la raccolta differenziata dell’umido, l’indispensabile fase che ne precede il riciclo, il CIC (Consorzio Italiano Compostatori) stima che nel 2015 si siano superate 6 milioni di tonnellate, con un incremento del 34% negli ultimi 5 anni e del 5,5% rispetto al 2014.

Centrati anche gli obiettivi di raccolta di pile e accumulatori portatili.

Nel settore della gomma e degli pneumatici fuori uso aumenta la frazione di recupero di materia (45%), anche se il recupero energetico, col 55%, resta ancora prioritario.

I rifiuti inerti da costruzione e demolizione prodotti nel 2014, secondo i dati ISPRA, ammontano a 50 milioni di tonnellate (+5% rispetto al 2013). Nel 2014 ne sono stati recuperati 47,3 milioni di tonnellate, pari al 94,6% della produzione (+ 0,2% rispetto al 2013).

Un quadro, fino a questo punto, nel segno del recupero di materie prime non riproducibili e in linea con l’orientamento legislativo dell’Unione europea a sostegno dell’economia circolare; e di sicuro interesse in termini economici per paesi come l’Italia non particolarmente ricchi di materie prime. Fanno eccezione alcune vistose falle, come il permanere del distacco del sud e della Sicilia nella raccolta differenziata degli RSU e conseguentemente, sempre in materia di RSU, l’alto tasso di rifiuti che ancora finiscono in discarica, mentre l’obiettivo europeo impone di scendere al 10% del totale al 2030. E mentre Germania, Svezia, Belgio, Olanda, Danimarca e Austria sono già posizionate sotto il 5%, l’Italia naviga ancora a circa il 26% (dato consuntivo 2015).

E’ questo, in estrema sintesi, il panorama delle eccellenze e dei ritardi che emergono dal settimo rapporto “L’Italia del Riciclo”, realizzato anche quest’anno dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con  FISE UNIRE (Unione Nazionale Imprese  Recupero) di Confindustria, con il patrocinio di Ispra e dei ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico.

Rispetto alle edizioni precedenti, lo studio 2016, presentato a Roma il 12 dicembre scorso, ha anche focalizzato l’analisi sulla produzione nazionale di materie prime seconde da cinque tipologie di rifiuti: carta, vetro, plastica, legno e organico, presenti sia nel flusso dei rifiuti urbani che in quello degli speciali. In base all’esame dei dati MUD (Modulo Unitario Dichiarazione Ambientale) disponibili dal 2013, il rapporto conclude che nel 2014, per le cinque tipologie considerate, i milioni di tonnellate di rifiuti recuperati sono stati 15,6 e che la produzione complessiva di materie prime seconde da queste matrici si è attestata sui 10,6 milioni di tonnellate, cifra che, stando ad un campione dei dati trasmessi nel 2016, nel 2015 risulta in crescita del 2%.

Passando al riciclo dei rifiuti speciali, esclusi gli stoccaggi «il 70,5% di recupero di materia fa dell’Italia il paese leader in Europa», sottolinea l’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, oggi presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. L’altro risultato estremamente positivo, come già anticipato, riguarda la performance nel riciclo dei rifiuti da imballaggio: «Nel 2015, rispetto all’anno precedente, è cresciuto del 5% in quantità e dell’1% in percentuale, per complessive 8,2 milioni di tonnellate avviate al riciclo. Passando poi in rassegna le varie tipologie, si può osservare che i nuovi obiettivi europei relativi al riciclo dei rifiuti d’imballaggio fissati al 2025 sono già stati superati per la carta e il legno, e quasi raggiunti per l’alluminio, i metalli ferrosi e il vetro», puntualizza Ronchi, che giudica più impegnativi gli obiettivi al 2030: «Difficoltà si notano in particolare per la plastica a causa della crescita degli imballaggi costituiti da plastiche miste, più difficili da riciclare».

Zoomando sugli aspetti negativi dello stato dell’arte fotografato dal rapporto, «una delle maggiori criticità riguarda il raggiungimento  del nuovo target europeo di raccolta differenziata di RAEE in vigore dal primo gennaio del 2016, ovvero il 45% della media dell’immesso al consumo negli ultimi tre anni: al 31 dicembre 2015 l’Italia era ferma al 33%, quindi molto al di sotto del target entrato in vigore a inizio anno. Né è pensabile che il gap possa essere colmato con le performance del 2016» commenta Ronchi. A maggior ragione, appare per ora tanto più lontano il raggiungimento dell’ obiettivo europeo del 65%  che entrerà in vigore il primo gennaio 2019.

Per quanto riguarda la raccolta differenziata degli RSU, «essendo solo nove le regioni italiane che hanno già centrato il target europeo del 50%, target che al 2020 sarà vincolante per l’intero paese, preoccupa in prima linea il ritardo delle cinque regioni più deficitarie, che presentano una nota carenza di impianti di compostaggio e di digestione anaerobica»  rimarca il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. «Sempre guardando al centro-sud e alle isole maggiori, come dato positivo va però segnalato il recupero registrato prima in Sardegna, già in linea con l’obiettivo del 50%, e successivamente in Campania e in Abruzzo», precisa. «Ma nel complesso, se consideriamo che con il nuovo pacchetto di direttive europee per l’economia circolare scatteranno i nuovi target nazionali di riciclo degli RSU (i già citati 60% al 2025 e 65% al 2030, nda), il ritardo delle cinque regioni nella raccolta differenziata può seriamente compromettere il raggiungimento di questi obiettivi». Occorre quindi intervenire nelle regioni distanziate per rendere le performance il più possibile omogenee a livello nazionale. Va da sé che al mancato raggiungimento degli obiettivi europei scatterebbero, inevitabilmente, le sanzioni previste. Un’altra buona ragione per correre, e in fretta, ai ripari.

 

 

Efficienza energetica e uso delle fonti rinnovabili per lo sviluppo della manifattura biologica food e non food

28 marzo 2017

Giovedì 30 marzo 2017, dalle ore 16.00 alle 19.00 

introdurrò e coordinerò il seminario intitolato

Efficienza energetica e uso delle fonti rinnovabili per lo sviluppo della manifattura biologica food e non food

Interventi:

  • Lorenzo Frattini ( Legambiente Emilia-Romagna) –  Stato di attuazione degli accordi di PARIGI. Il ruolo dell’industria bio nei processi di riduzione delle emissioni di gas serra
  • Fabio De Menna (DISTAL – Università di Bologna) – L’efficienza energetica e l’uso delle rinnovabili come fattore strategico di sviluppo della filiera biologica
  • Vittorio Favaro (FederBio) – Esperienze aziendali di successo

Il seminario si terrà  in via Zamboni 8, a Bologna, preso la sede di Enfap, l’ente per la formazione accreditato dalla Regione Emilia-Romagna che sta attuando un programma di formazione (alla cui definizione ho collaborato) rivolto a figure apicali di imprese bio attive nella  Regione Emilia-Romagna.

La partecipazione al seminario del 30 marzo è gratuita e aperta a tutte le persone interessate, indipendentemente dal lavoro o meno svolto.

Per le iscrizioni: segreteria@enfap.emr.it

Per informazioni: 051/352932 – 051/353002